realizzazione del quartiere IAcp e incremento della popolazione


Tra il 1951 ed il 1961, a Rozzano si assiste ad un sostanziale incremento della popolazione, che passa da 2.701 abitanti a 6.313, a differenza dei comuni limitrofi di Assago, Basiglio, Pieve Emanuele e Zibido San Giacomo, in cui si assiste ad una diminuzione della popolazione residente. La causa del decremento della popolazione nei quattro comuni è da ascriversi sostanzialmente a due motivi, sintetizzabili nella crisi dell’agricoltura e nel cattivo collegamento viabilistico con la rete stradale primaria, a eccezione di Pieve Emanuele che è servito dalla provinciale n°28 (Vigentina).


I palazzi del quartiere IACP in fase di ultimazione (viale Lombardia), metà anni '60

Dagli anni 60’ si verifica un’elevatissima variazione percentuale della popolazione residente a Rozzano, che aumenta del 4221,38%, passando da 6.313 a 32.915 abitanti nel censimento del 1971 .
La quasi totalità di questo incremento è dovuto all’insediamento del quartiere IACP, che prevedeva circa 27.000 nuovi abitanti. Si trattava di un intervento pubblico che, dovendo seguire la logica privatistica degli acquisti delle aree edificabili, si poté effettuare per minor costo dei terreni fuori dalle “mura cittadine”.
Questi terreni furono acquistati dalla proprietà Ferrario di Gambarone. Si verificarono inoltre dei piccoli insediamenti (villette, piccole palazzine) nelle frazioni di Quinto de’ Stampi, Pontesesto e Cassino Scanasio, mentre un’edilizia più intensiva si sviluppò attorno al nucleo di Rozzano vecchia.
Si costruisce ininterrottamente fino al 1972. La consegna degli alloggi registra un ritmo di circa 700 unità annue e conseguentemente la popolazione aumenta da 9.994 abitanti nel 1965 a 34.457 nel 1972. Inizialmente le immigrazioni risultano essere in prevalenza da Milano: lo IACP costruisce alloggi per soddisfare richieste di famiglie aventi residenza nel capoluogo tra cui molte solo da pochi anni.

I palazzi del quartiere IACP in fase di ultimazione (via Roma incrocio con viale Lombardia)

Rozzano è la seconda o terza tappa di trasferimento; Milano assegna gran parte degli alloggi popolari agli immigrati sistematisi in baracche, abitazioni vecchie precedentemente abbandonate e antigieniche. Rozzano assolve il ruolo di polmone di sfogo del capoluogo, sia attraverso i trasferimenti dalla città, sia con il diretto incanalamento dei flussi di popolazione provenienti dal sud.
La cattiva realizzazione degli edifici, resasi evidente già subito dopo la loro ultimazione, viene rilevata anche dallo IACP, che nel 1971, in una pubblicazione, “Ricerca sui risultati finora raggiunti in Italia nel settore dell’edilizia abitativa sovvenzionata con il sistema della prefabbricazione a pannelli portanti”, critica duramente l’intervento, effettuato a Rozzano: “I primi edifici sono situati nella parte nord del quartiere, a contatto con il vecchio centro di Rozzano, riconoscibili immediatamente poiché hanno rivestimento esterno in cotto mentre quelli dei lotti seguenti sono rivestiti in tesserine di colore beige, rosa, verde e grigio.
Tutti gli edifici sono costruiti con il sistema Florio dall’impresa Romagnoli, sono a 10 piani, 52 a 9 piani e 13 a 4 piani e costituiscono il centro attuale del comune. L’aspetto degli edifici è assolutamente monotono, dato lo schema fisso di costruzione, e le minime variazioni di colore dei rivestimenti dei pannelli più le variazioni cromatiche costituiscono un appiattimento del tono generale che tende globalmente al grigio.


Realizzazione dei pannelli prefabbricati per la costruzione dei palazzi IACP,
nei capannoni dell'impresa edile Romagnoli

I materiali di rivestimento esterno sono scadenti e di seconda scelta, nello stesso pannello appaiono evidenti diversità di colore. Le uniche variazioni sono date dalle tre quote usate per gli edifici e dalla presenza di alcuni edifici a schiera anziché in linea… Ma la distribuzione caotica, la presenza ossessiva sempre dello stesso tipo di facciata e delle stesse sporgenze dei blocchi tecnici dalle coperture degli edifici, contribuiscono allo squallore generale dell’ambiente.
Gli appartamenti sono di una assoluta banalità distributiva e non vi è nessun tentativo  di utilizzare i pannelli divisori, che in questo sistema non sono potanti, per dare un minimo di caratterizzazione alla varie cellule. Le dimensioni dei locali sono minime ed il bagno è il locale più sacrificato. […] Esecuzione: molto imprecisa. Gli spigoli e i contorni dei pannelli sono in pessime condizioni, forse conseguenza di danni subiti anche in fase di trasporto o montaggio. Condizioni parti rivestite: impiego di materiale scadente. Le tesserine sono di colore disomogeneo. Alcune risultano mancanti. Altri punti ripristinati ma con impiego di materiali diversi.”
I disagi sofferti dai coinquilini IACP e in generale da tutti i cittadini del comune, le cui vecchie e limitate strutture si sono trovate a dover supportare il peso di una popolazione moltiplicatesi all’improvviso, sono stati enormi.


"Nuovo" palazzo comunale e centro civico in costruzione, fine anni '60

Le maggiori carenze hanno riguardato le attrezzature commerciali e le scuole. Infatti, la presenza di nuclei famigliari molto giovani determinò inevitabilmente un alto tasso di natalità della popolazione insediata all’interno dello IACP, il che, unitamente al generale ringiovanimento della popolazione, causò un maggio bisogno di scolarità.
Così il sindaco Foglia promosse un piano di edilizia scolastica, che prevedeva la costruzione di 4 scuole medie, 9 elementari, 13 materne, 3 asili nido, contenendo così in modo del tutto adeguato la domanda sociale emergente. Tuttavia, l’enorme flusso migratorio che portò migliaia di famiglie a Rozzano da ogni regione d Italia contribuì a creare un impatto non sempre facile con la nuova realtà. Di conseguenza, l’amministrazione si trovò ad affrontare anche l’arduo compito di preservare l’identità culturale e cittadina, cercando di eliminare alla base ogni pericolo di ghettizzazione periferica.
Anche il servizio di collegamento pubblico con Milano viene istituito dall’ATM solo con ritardo, causando grave disagio ai lavoratori che potevano disporre fino ad allora di uno scadente servizio privato di autocorriere lungo la strada statale dei Giovi.


Palazzi quartiere IACP e complesso scolastico di via delle Orchidee in costruzione

Tutte queste carenze iniziali e la localizzazione così emarginata determinano nei primissimi tempi una scarsa richiesta di alloggi. Solo le famiglie in condizioni disperate accettano l’assegnazione dell’appartamento; altre preferiscono addirittura rinunciarvi. L’insediamento è stato utilizzato da Milano come valvola di sfogo per la città, luogo in cui indirizzare le famiglie recentemente immigrate e con maggiori problemi sia economici che sociali.



Bibliografia: